Il Tai Chi si adatta molto bene ad affrontare il problema della Malattia di Parkinson; non è una medicina né una cura, ma può aiutare ad alleviare le difficoltà, a rallentare la progressione della malattia e a diminuire l’incidenza delle cadute negli anziani.[1]

Il Tai-Chi riesce ad ottenere effetti importanti anche nell’affaticamento muscolare il quale viene ridotto al minimo rispetto ad altri tipi di attività motorie perché tutti i movimenti vengono effettuati in armonia, con la massima calma e ponendo attenzione alla respirazione controllata.

L’attività di gruppo svolta presso l’associazione è stata strutturata tenendo conto delle diverse tipologie di pazienti e del relativo stadio di malattia.

La terapia è praticata presso l’Associazione grazie alla collaborazione del Dott. Mattia Lorenzi, Dottore in Scienze Motorie e sportive presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia e Istruttore di Kung-Fu riconosciuto dal CONI, specializzato in Tai-Chi Terapy.

[1] Li Fuzhong, docente del Research Institute Oregon di Eugene negli Stati Uniti, è autrice dell’indagine che correla i benefici dell’attività fisica orientale alla patologia. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

                Lo studio ha analizzato 195 anziani divisi in due gruppi: una squadra sottoposta ad esercizi di Tai Chi progettati per migliorare l’equilibrio centrale del corpo durante gli spostamenti e allenare la forza e la resistenza; un’altra squadra sottoposta ad esercizi di stretching. Il secondo gruppo, dopo 24 settimane di corso, ha fatto registrare un calo della propria condizione motoria, mentre il gruppo allenato con il Tai-Chi ha migliorato le sue prestazioni. Tre mesi dopo il test, inoltre, nel gruppo Tai-Chi alcuni dei benefici persistevano (maggiore percezione dell’equilibrio e minore incidenza di cadute).